Once upon a time, a girl was alone
she had many secrets to keep on her own
and even went ill while trying to hide
all of the secrets that she kept inside
And so her mother, who was worried sick,
gave her a box for secrets to keep
the girl was cured, her hearth was free
the secrets had found a place to be
But, one day, she went into a fight
with her best friend, who wasn't so bright
while trying to have the box wide open
it felt on the ground and now, it's broken
THERE
WAS
ONLY
ASH
INSIDE
IT
Wednesday, August 29, 2018
Thursday, July 26, 2018
A toast
To all our shadows
we have seen at night
flickering on chamber's walls
by the candles light.
To all the shattered dreams
where we have felt alive
vanishing in the morning
glooming our sight
To all our masters
gone by the time
we could reach their footsteps
leaving us behind.
To all the ones that stayed
To all the ones that will come
To all that is left
To all that is gone.
we have seen at night
flickering on chamber's walls
by the candles light.
To all the shattered dreams
where we have felt alive
vanishing in the morning
glooming our sight
To all our masters
gone by the time
we could reach their footsteps
leaving us behind.
To all the ones that stayed
To all the ones that will come
To all that is left
To all that is gone.
Tuesday, July 17, 2018
Storie
Storie.
Hai presente quella sensazione di capire qualcosa? capirla davvero? O, perlomeno, di credere di averla capita? Mi è successo l' altra notte.
Stavo lasciando vagare i pensieri e, ad un tratto, ho riflettuto sul concetto di "storia", come relazione. Perché chiamarla così?
Poi ho capito.
Può capitare di ripensare a vecchie relazioni, ricordarsi alcuni momenti particolari, e pensare anche ai "se" e ai "ma". Quando però si comincia a vederle come una storia, appunto, come un' esperienza che abbiamo vissuto e che ci ha lasciato qualcosa, allora la parola ha senso.
Perché finché si rimane a rimuginare sul passato non se ne esce. Si resta intrappolati in un groviglio di emozioni e idee appassite, che portano soltanto tristezza.
Invece mi è capitato di vedere ciò che è stato come racconti. A volte sono romanzi, storie brevi, fiabe, saggi, manuali persino. Ci rimangono in mente alcuni personaggi, i protagonisti, scene che ci hanno emozionato, frammenti di un vissuto che è stato reale, ma che ora è semplicemente il ricordo di... qualcosa.
Come un buon libro che lascia il segno, esistono nella memoria.
E come tutti i libri deve avere una fine.
Hai presente quella sensazione di capire qualcosa? capirla davvero? O, perlomeno, di credere di averla capita? Mi è successo l' altra notte.
Stavo lasciando vagare i pensieri e, ad un tratto, ho riflettuto sul concetto di "storia", come relazione. Perché chiamarla così?
Poi ho capito.
Può capitare di ripensare a vecchie relazioni, ricordarsi alcuni momenti particolari, e pensare anche ai "se" e ai "ma". Quando però si comincia a vederle come una storia, appunto, come un' esperienza che abbiamo vissuto e che ci ha lasciato qualcosa, allora la parola ha senso.
Perché finché si rimane a rimuginare sul passato non se ne esce. Si resta intrappolati in un groviglio di emozioni e idee appassite, che portano soltanto tristezza.
Invece mi è capitato di vedere ciò che è stato come racconti. A volte sono romanzi, storie brevi, fiabe, saggi, manuali persino. Ci rimangono in mente alcuni personaggi, i protagonisti, scene che ci hanno emozionato, frammenti di un vissuto che è stato reale, ma che ora è semplicemente il ricordo di... qualcosa.
Come un buon libro che lascia il segno, esistono nella memoria.
E come tutti i libri deve avere una fine.
Saturday, July 7, 2018
La bambina e l'uovo che danzava
C'era una volta, in una capanna in mezzo al bosco, una bambina di nome Ila.
Viveva da sola, con sua madre, tra quelle poche assi di legno messe assieme dal padre, poco prima che morisse.
Non avevano molti soldi, la madre doveva uscire ogni giorno a svolgere i lavori più disparati per portare a casa qualcosa da mangiare. Non c'era praticamente nessuno nei dintorni, così Ila passava le giornate a casa, sola, senza avere nulla da fare.
Un giorno però, la madre tornò a casa prima del solito, tutta contenta. Portava con se un cesto pieno di uova. Le aveva ottenuta da un'anziana signora che viveva anch'essa nel bosco, in cambio di funghi e erbe trovate nei paraggi.
La madre si era anche procurata diverse tinture e decisero di passare il pomeriggio a dipingere le uova. Solo che quando Ila prese in mano il primo uovo per colorarlo, questi le saltò via dalle mani, cominciando a girare.
Era un uovo magico. Si mise a ruotare dall'inizio in maniera un po' sbilenca, saltellò a destra e a sinistra, prendendo piano piano confidenza. Eseguì piroette, salti, rotazioni e rivoluzioni. Girava con una gioia indescrivibile.
Ila, da prima stupita, cominciò a ridere e a provare tanta gioia come non ne sentiva da tempo. Rideva e applaudiva alle mosse più audaci dell'uovo. Ad un tratto prese un pennello intinto di blu e l'avvicinò all'uovo che, continuando a danzare, si riempì di colori, spirali evanescenti, linee dritte come un orizzonte, intrecci complicati che ne seguivano i movimenti. Cambiò tinture e aggiunse tratti più arzigogolati, sfumature e tratteggi che resero la danza un caleidoscopio di colori cangianti, più vivi, più intensi. Ila non era mai stata così felice.
Passarono i giorni, la madre sempre impegnata a procurarsi da mangiare, ma la bambina aveva finalmente qualcuno con cui giocare. Ogni giorno recuperava l'uovo da un piccolo giaciglio di paglia che aveva preparato sullo scaffale, giocando per ore ed ore. Aveva persino preparato un piccolo circo, con legnetti e stoffe, con il quale l'uovo poteva esibirsi in movimenti sempre più complessi ed aggraziati.
Un giorno la madre di Ila non tornò.
Turbata, uscì a cercarla fuori casa, ma non si era mai allontanata troppo, quindi non riuscì a trovarla per quel poco di bosco che conosceva.
Passarono due giorni di angoscia, sempre attenta a controllare dalla finestra che la madre tornasse. Ma non accadde.
Dopo cinque giorni Ila non si alzava più dal letto. L'uovo percepì che qualcosa non andava e scese dal suo scaffale, cosa che non aveva mai fatto prima.
Le si avvicinò e prese a danzare, ce la mise tutta, si esibì nelle danze nelle danze più complesse ed energiche che gli venivano in mente, ma nonostante ore ed ore di sforzi, non riuscì ad ottenere nulla.
Dopo dieci giorni, Ila si alzò dal letto, prese l' uovo, lo ruppe, cucinò e divorò in pochi minuti.
Viveva da sola, con sua madre, tra quelle poche assi di legno messe assieme dal padre, poco prima che morisse.
Non avevano molti soldi, la madre doveva uscire ogni giorno a svolgere i lavori più disparati per portare a casa qualcosa da mangiare. Non c'era praticamente nessuno nei dintorni, così Ila passava le giornate a casa, sola, senza avere nulla da fare.
Un giorno però, la madre tornò a casa prima del solito, tutta contenta. Portava con se un cesto pieno di uova. Le aveva ottenuta da un'anziana signora che viveva anch'essa nel bosco, in cambio di funghi e erbe trovate nei paraggi.
La madre si era anche procurata diverse tinture e decisero di passare il pomeriggio a dipingere le uova. Solo che quando Ila prese in mano il primo uovo per colorarlo, questi le saltò via dalle mani, cominciando a girare.
Era un uovo magico. Si mise a ruotare dall'inizio in maniera un po' sbilenca, saltellò a destra e a sinistra, prendendo piano piano confidenza. Eseguì piroette, salti, rotazioni e rivoluzioni. Girava con una gioia indescrivibile.
Ila, da prima stupita, cominciò a ridere e a provare tanta gioia come non ne sentiva da tempo. Rideva e applaudiva alle mosse più audaci dell'uovo. Ad un tratto prese un pennello intinto di blu e l'avvicinò all'uovo che, continuando a danzare, si riempì di colori, spirali evanescenti, linee dritte come un orizzonte, intrecci complicati che ne seguivano i movimenti. Cambiò tinture e aggiunse tratti più arzigogolati, sfumature e tratteggi che resero la danza un caleidoscopio di colori cangianti, più vivi, più intensi. Ila non era mai stata così felice.
Passarono i giorni, la madre sempre impegnata a procurarsi da mangiare, ma la bambina aveva finalmente qualcuno con cui giocare. Ogni giorno recuperava l'uovo da un piccolo giaciglio di paglia che aveva preparato sullo scaffale, giocando per ore ed ore. Aveva persino preparato un piccolo circo, con legnetti e stoffe, con il quale l'uovo poteva esibirsi in movimenti sempre più complessi ed aggraziati.
Un giorno la madre di Ila non tornò.
Turbata, uscì a cercarla fuori casa, ma non si era mai allontanata troppo, quindi non riuscì a trovarla per quel poco di bosco che conosceva.
Passarono due giorni di angoscia, sempre attenta a controllare dalla finestra che la madre tornasse. Ma non accadde.
Dopo cinque giorni Ila non si alzava più dal letto. L'uovo percepì che qualcosa non andava e scese dal suo scaffale, cosa che non aveva mai fatto prima.
Le si avvicinò e prese a danzare, ce la mise tutta, si esibì nelle danze nelle danze più complesse ed energiche che gli venivano in mente, ma nonostante ore ed ore di sforzi, non riuscì ad ottenere nulla.
Dopo dieci giorni, Ila si alzò dal letto, prese l' uovo, lo ruppe, cucinò e divorò in pochi minuti.
Tuesday, June 26, 2018
In gabbia
sbatacchia, sbatacchia,
l'uccello in gabbia
il corpo, confuso
ricolmo di rabbia
sbatacchia e non sente
il sangue colare
furioso, non vede
le piume cascare
sbatacchia con veemenza
la gabbia, in pendenza
cadendo si infrange
e le piume, sparge
racchiuso tra mura
infranto e spezzato
sbatacchia, sbatacchia
l'uccello in gabbia
l'uccello in gabbia
il corpo, confuso
ricolmo di rabbia
sbatacchia e non sente
il sangue colare
furioso, non vede
le piume cascare
sbatacchia con veemenza
la gabbia, in pendenza
cadendo si infrange
e le piume, sparge
racchiuso tra mura
infranto e spezzato
sbatacchia, sbatacchia
l'uccello in gabbia
Monday, June 18, 2018
I and I and
Sometimes you feel the need to crawl away
far from the heat of reaching Sunday
leaving nothing in your place
but ashes and dismay
and there, in the cold deliverance
reaching all your feelings, tasting
acceptance of your exsistence
sundry thoughs, will never be the same
lust is welcome, as much as hate
crippling terror, souls to deprave
corruption of the living
that loves to be insane
feeling all you are
one that is the same
revealing all the blame
I become I, again
far from the heat of reaching Sunday
leaving nothing in your place
but ashes and dismay
and there, in the cold deliverance
reaching all your feelings, tasting
acceptance of your exsistence
sundry thoughs, will never be the same
lust is welcome, as much as hate
crippling terror, souls to deprave
corruption of the living
that loves to be insane
feeling all you are
one that is the same
revealing all the blame
I become I, again
Friday, June 1, 2018
Away
All I have left to say
is that all hopes are gone away
so there's no reason to stay
tides takes off as they may
drown, slowly, gently in
hopelessness sea
no need for struggle
no need to fight
every wind will blow you away
every step will break the way
and everything you say
shall be gone in one day
now you are high in
the sky
float away, fade away
be free.
is that all hopes are gone away
so there's no reason to stay
tides takes off as they may
drown, slowly, gently in
hopelessness sea
no need for struggle
no need to fight
every wind will blow you away
every step will break the way
and everything you say
shall be gone in one day
now you are high in
the sky
float away, fade away
be free.
Sunday, May 27, 2018
Alle volte
Breve storia triste.
Tornando a casa dopo aver passato il weekend con il gruppo del volontariato, dopo aver perso il pullman e aspettato il successivo per 20 minuti perché ho sbagliato a leggere le direzioni, è successo dell'altro.
Ho pagato 20€ un pacchetto di sigarette.
I negozi chiusi mi costringono ad andare ai distributori automatici, che detesto. Questo si è mangiato i miei 20 €.
Tornato a casa, stanco e arrabbiato, ho cominciato a riflettere.
Perché questa cosa del distributore di sigarette mi ha fatto arrabbiare così tanto?
Perché sono soldi buttati.
Allora per cosa vale spendere soldi?
E la risposta è stata "lo decido io".
Allora ho capito che non ho nessun controllo sulla vita e su tutto quello che accade, l'ho percepito davvero.
Ma ogni cosa viene sentita da me e me solo, quindi io posso decidere come percepire tutto ciò che accade. Posso decidere come essere ed essere come decido.
Posso scegliere come accettare ciò che sento.
Questo risolve il mio altro recente problema di aver capito di volere una relazione, ma di averne paura.
Non tanto paura che fallisca, tanto quanto la paura di non capire se con una persona voglia una relazione.
Allora ho deciso di accettare il fatto di volerne una e di accettare la possibilità di non trovarne.
Sono riuscito a tornare allo stato di libertà iniziale, sono soddisfatto.
E ho deciso di amare tutti, per un po'. E di avere compassione di chi non lo capisca.
E sarà la mia definizione di amare.
Tornando a casa dopo aver passato il weekend con il gruppo del volontariato, dopo aver perso il pullman e aspettato il successivo per 20 minuti perché ho sbagliato a leggere le direzioni, è successo dell'altro.
Ho pagato 20€ un pacchetto di sigarette.
I negozi chiusi mi costringono ad andare ai distributori automatici, che detesto. Questo si è mangiato i miei 20 €.
Tornato a casa, stanco e arrabbiato, ho cominciato a riflettere.
Perché questa cosa del distributore di sigarette mi ha fatto arrabbiare così tanto?
Perché sono soldi buttati.
Allora per cosa vale spendere soldi?
E la risposta è stata "lo decido io".
Allora ho capito che non ho nessun controllo sulla vita e su tutto quello che accade, l'ho percepito davvero.
Ma ogni cosa viene sentita da me e me solo, quindi io posso decidere come percepire tutto ciò che accade. Posso decidere come essere ed essere come decido.
Posso scegliere come accettare ciò che sento.
Questo risolve il mio altro recente problema di aver capito di volere una relazione, ma di averne paura.
Non tanto paura che fallisca, tanto quanto la paura di non capire se con una persona voglia una relazione.
Allora ho deciso di accettare il fatto di volerne una e di accettare la possibilità di non trovarne.
Sono riuscito a tornare allo stato di libertà iniziale, sono soddisfatto.
E ho deciso di amare tutti, per un po'. E di avere compassione di chi non lo capisca.
E sarà la mia definizione di amare.
Sunday, April 22, 2018
Take the steps with you
Sometimes you walk on your way
where all the sounds had lost their grace
every visage bleached away
and smiles laughed out their face
now the timeline has frozen
every day became as one
countless steps that seems a dozen
i had taken none
answering to his own call
wanders from place to place
but his straight path seems a circle
when seen from outer space
where all the sounds had lost their grace
every visage bleached away
and smiles laughed out their face
now the timeline has frozen
every day became as one
countless steps that seems a dozen
i had taken none
answering to his own call
wanders from place to place
but his straight path seems a circle
when seen from outer space
Saturday, April 21, 2018
Il liquore
Questa è la storia
di un triste ubriacone
che vagava disperso
tra cenere e dolore,
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore.
Tutto era morto
in quel prato dannato
tra la polvere il riflesso
di un ricordo appassito
una moglia, una bambina
la vita appassiva
poi tutto è bruciato
tutto si è disperso
Con tristi i pensieri
e stanche le membra
avanzava spedito
tra ombre e nebbia
una meta, un amore
la taverna, il liquore
il destino l' osservava
solo vino lui voleva.
Questa è la storia
di un triste ubriacone
che vagava disperso
tra cenere e dolore
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore
Era ormai tardi
un vuoto assoluto
anzi, no quasi
Lui era seduto
vestito di nero
e pesante velluto
lanciava caldi sguardi
al viandante sperduto,
vi si accostò
con calma e timore
chiese una moneta
del vino o liquore
ma Lui ebbe altro
da donare, da bere
gli diede una bottiglia
che lo fece cadere.
Questa è la storia
di un triste ubriacone
che vagava disperso
tra cenere e dolore
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore
Quando si rialzò
era fredda la via
vuota la strada
vuoto il colore
vide solo l' Uomo
in mano una bottiglia
e vide il corpo
dal carro in poltiglia
"Io sono confessore
del triste e dannato
io dono pace
a chi non ne ha
io ti ho regalato
il mio calore
e tu sei caduto
senza dolore"
Questa è la storia
di un triste ubriacone
vagava disperso
tra cenere e dolore
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore
di un triste ubriacone
che vagava disperso
tra cenere e dolore,
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore.
Tutto era morto
in quel prato dannato
tra la polvere il riflesso
di un ricordo appassito
una moglia, una bambina
la vita appassiva
poi tutto è bruciato
tutto si è disperso
Con tristi i pensieri
e stanche le membra
avanzava spedito
tra ombre e nebbia
una meta, un amore
la taverna, il liquore
il destino l' osservava
solo vino lui voleva.
Questa è la storia
di un triste ubriacone
che vagava disperso
tra cenere e dolore
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore
Era ormai tardi
un vuoto assoluto
anzi, no quasi
Lui era seduto
vestito di nero
e pesante velluto
lanciava caldi sguardi
al viandante sperduto,
vi si accostò
con calma e timore
chiese una moneta
del vino o liquore
ma Lui ebbe altro
da donare, da bere
gli diede una bottiglia
che lo fece cadere.
Questa è la storia
di un triste ubriacone
che vagava disperso
tra cenere e dolore
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore
Quando si rialzò
era fredda la via
vuota la strada
vuoto il colore
vide solo l' Uomo
in mano una bottiglia
e vide il corpo
dal carro in poltiglia
"Io sono confessore
del triste e dannato
io dono pace
a chi non ne ha
io ti ho regalato
il mio calore
e tu sei caduto
senza dolore"
Questa è la storia
di un triste ubriacone
vagava disperso
tra cenere e dolore
lui amava soltanto
del vino il colore
apprezzava solamente
del malto l' odore
Monday, April 9, 2018
A Storm
Sometimes it comes with a breeze
and it crushes you, bones and dreams
with a gentle, chilling wind
a whisperer calling in
and then, a crackling thunder
shivers as if it was afraid
to break the shattered pieces
from which you were made
all the people call for one
when thirsty for your rain
they fear you, and yet
the chorus howls in vain
and even when you bring destruction
it's a smile that holds my face
I drift away in the darkest sea
with memories of your grace
and it crushes you, bones and dreams
with a gentle, chilling wind
a whisperer calling in
and then, a crackling thunder
shivers as if it was afraid
to break the shattered pieces
from which you were made
all the people call for one
when thirsty for your rain
they fear you, and yet
the chorus howls in vain
and even when you bring destruction
it's a smile that holds my face
I drift away in the darkest sea
with memories of your grace
Friday, January 5, 2018
Leave
I saw a bird, the other day
it couldn't sing, nor fly away
it's beak was broken, fell from a tree
i stood up and brought it home with me
i had a cage, all prepared
but the bird flew in the sun's glare
it's soul i could not restrain
for now it glides in love's domain
then one day, i came back home
the bird sat still, like a stone
it was sick, gazing into the void
awe of despair, a soul destroyed
such desperation i couldn't bare
it's wings were cold, a frozen stare
i had to leave, i ran away
i found it dead after a day.
it couldn't sing, nor fly away
it's beak was broken, fell from a tree
i stood up and brought it home with me
i had a cage, all prepared
but the bird flew in the sun's glare
it's soul i could not restrain
for now it glides in love's domain
then one day, i came back home
the bird sat still, like a stone
it was sick, gazing into the void
awe of despair, a soul destroyed
such desperation i couldn't bare
it's wings were cold, a frozen stare
i had to leave, i ran away
i found it dead after a day.
Sunday, December 10, 2017
Les impubblicabile
La notte fredda
il tempo immoto
la buca stretta
l'angolo ruoto
lì mi incammino, al camino
tra le fiamme son le schiere
ben disposte, le tre fiere
il leone mi domanda
io chi sono? e comanda
la serpe, chi sei tu? mi si chiede
la volpe poi, cosa vuoi?
Sono il sogno che sognai
risposte, non ne avrò mai
mosso sì dalla corrente
non mi viene in mente niente.
Sei la neve che vorrei
le tue note ascolterei
passi in fretta come il lampo
la tempesta senza tempo.
Una pace che mi soddisfi
un suono senza fischi
un calore senza pari
risposte chiare in toni amari.
il tempo immoto
la buca stretta
l'angolo ruoto
lì mi incammino, al camino
tra le fiamme son le schiere
ben disposte, le tre fiere
il leone mi domanda
io chi sono? e comanda
la serpe, chi sei tu? mi si chiede
la volpe poi, cosa vuoi?
Sono il sogno che sognai
risposte, non ne avrò mai
mosso sì dalla corrente
non mi viene in mente niente.
Sei la neve che vorrei
le tue note ascolterei
passi in fretta come il lampo
la tempesta senza tempo.
Una pace che mi soddisfi
un suono senza fischi
un calore senza pari
risposte chiare in toni amari.
Saturday, November 4, 2017
The rat and the clock
Tic tac, sat a rat.
Down the stairs and by the clock
Waits for you, your presence lack.
Tic toc, said the clock
Do you wait for me to stop?
Don't you know she wont be back?
Snip snap, did the rat
Biting, cutting, breaking, breaching
You deserve this, little brat.
Please stop, said the clock
I'll tic no more, i will stop!
Time is fading, all is black.
No more sounds,
it sat still.
Waiting longer than before
Because now, time's no more.
Down the stairs and by the clock
Waits for you, your presence lack.
Tic toc, said the clock
Do you wait for me to stop?
Don't you know she wont be back?
Snip snap, did the rat
Biting, cutting, breaking, breaching
You deserve this, little brat.
Please stop, said the clock
I'll tic no more, i will stop!
Time is fading, all is black.
No more sounds,
it sat still.
Waiting longer than before
Because now, time's no more.
Monday, April 10, 2017
Divorami
"Divorami"
Credevo di essere solo. Lo speravo. Una figura stava distesa sul letto.
Era certamente umanoide e per un gioco di luci appariva come bianca e nera.
Tra il buio della stanza e le luci della città addormentata, spaccata a metà da una linea di tutte le sfumature di grigio, le labbra ben definite sussurravano
"Divorami".
La mia mano era ancora sulla maniglia. Non mi aspettavo di rivedere questa scena. Una parte di me era già fuori, in strada, correva, mentre l'altra non poteva muoversi. Paralizzata da una paura antica ed un'attrazione sconosciuta che partiva da ogni nervo del cervello, percorreva tutto il corpo fino a mettere radici al suolo. Non sarei potuto durare a lungo, mi sarei spezzato in due.
"Divorami".
Per minuti che parvero interminabili rimanemmo lì, immobili. Solo le tende alla finestra ondeggiavano al sussurro della città morta. Quando riuscì a muovermi per voltarmi ed andarmene, mi irrigidì quando pronunciò poche parole.
"Non andartene".
Mi chiusi la porta alle spalle con un suono secco che echeggiò per il corridoio vuoto. A destra, a sinistra, nient'altro che eco e porte. Davanti a me, ai miei piedi, un biglietto. Lo raccolsi.
"Vorrei che mi amassi, solo per poterti fare del male"
Credevo di essere solo. Lo speravo. Una figura stava distesa sul letto.
Era certamente umanoide e per un gioco di luci appariva come bianca e nera.
Tra il buio della stanza e le luci della città addormentata, spaccata a metà da una linea di tutte le sfumature di grigio, le labbra ben definite sussurravano
"Divorami".
La mia mano era ancora sulla maniglia. Non mi aspettavo di rivedere questa scena. Una parte di me era già fuori, in strada, correva, mentre l'altra non poteva muoversi. Paralizzata da una paura antica ed un'attrazione sconosciuta che partiva da ogni nervo del cervello, percorreva tutto il corpo fino a mettere radici al suolo. Non sarei potuto durare a lungo, mi sarei spezzato in due.
"Divorami".
Per minuti che parvero interminabili rimanemmo lì, immobili. Solo le tende alla finestra ondeggiavano al sussurro della città morta. Quando riuscì a muovermi per voltarmi ed andarmene, mi irrigidì quando pronunciò poche parole.
"Non andartene".
Mi chiusi la porta alle spalle con un suono secco che echeggiò per il corridoio vuoto. A destra, a sinistra, nient'altro che eco e porte. Davanti a me, ai miei piedi, un biglietto. Lo raccolsi.
"Vorrei che mi amassi, solo per poterti fare del male"
Friday, August 7, 2015
We were there
I was here
and so did you
the palest ghost i'll ever know
and i was here
and you were too
the city of dust the wind can't blow
and walking here
where you walked too
i wonder if we shall meet again
just right in time
and right in space
is there a chance to be together
again?
and so did you
the palest ghost i'll ever know
and i was here
and you were too
the city of dust the wind can't blow
and walking here
where you walked too
i wonder if we shall meet again
just right in time
and right in space
is there a chance to be together
again?
Il canto del porto
Il canto del porto
campane di vetro
suonate dal vento
un grido nel cielo
Il gabbiano sospeso
da un filo di fiato
volteggia leggero
sul palco assolato
E libero dal tempo
con profumo di pioggia
concludon il concerto
gli applausi del mar
campane di vetro
suonate dal vento
un grido nel cielo
Il gabbiano sospeso
da un filo di fiato
volteggia leggero
sul palco assolato
E libero dal tempo
con profumo di pioggia
concludon il concerto
gli applausi del mar
Friday, July 17, 2015
Duello
Era proprio un bel giardino, quello. Le alte mura di mattoni che lo circondavano davano la sensazione di trovarsi in tutt' altro luogo, che al centro di una cittadina. Il suono della strada vi giungeva attutito e il calore di quel pallido sole estivo veniva scacciato. Lasciando spazio a delle flebili correnti d'aria di insinuarvisi.
Cinque alberi sempreverdi cooperavano a fornire un' aria di fresca lontananza, assieme alla vecchia fontana di pietra coperta di muschio e abitata da pesci rossi e tartarughe.
Era su una delle quattro panchine di pietra, quella disposta tra due tronchi, che volgeva all' acqua, che sedeva sempre il secondo uomo più vecchio vivente del mondo.
Gianfranco Spingarda aveva l' abitudine di recarsi lì a riposare. La sua quotidiana passeggiata del pomeriggio si concludeva sempre a quel modo. Con il solido e usurato bastone appoggiato al proprio fianco ad osservare i pochi piccioni vagabondi giunti ad umettarsi il becco.
Sedeva in quel placido angolo del paese a godersi la pace. Ben pochi si ricordavano, o notavano, l' esistenza di questo piccolo rifugio. Ed egli era ben contento di prendersi una pausa in solitudine.
Portava con se, insolitamente, un sacchettino di carta, dall' aspetto leggero e contenente un pacchetto incartato con cura. Suonate le cinque, all' ultimo rintocco raccolse il bastone e si alzò.
Si diresse, come ogni pomeriggio, al bar situato all' angolo della piazza principale del paese, dove venne accolto con un gioviale saluto dal suo vecchio compagno, Sergio Branda. L' uomo più vecchio vivente del mondo.
"Holià! Gianfranco. Che si dice?"
"Cosa vuoi che si dica? Nulla di buono"
"Ah, hai sentito anche tu di Angelica?"
"Eh, per forza, anche lei aveva la sua bella fama"
"È davvero un gran peccato. Ma ormai abbiamo tutti una certa età"
"Mi vien da ridere a pensare che discutevamo sin dalle elementari su chi fosse più vecchio"
"Mammia mia! Quante litigate"
"Massì, cresciuti abbastanza da capire che non contava solo l' anno siamo andati benone poi"
"Ma tè la sentivi più l' Angelica?"
"Ma no. Dopo che si è trasferita che vuoi farci, ci siamo persi di vista"
"Eh ha avuto il suo gran da fare, da quando s'è presa il primato"
"Ma che presa e presa, è capitato. Come è capitato a te oramai"
"Già. Già"
"Ma quindi? È già cominciato?"
"Sì, sì. È già cominciato. che vuoi farci"
"Ma pensa, ti ho presa giusto giusto una cosa"
"Ma dai! Anche io!"
"Tiè, apri. Apri"
Gianfranco, lestamente, porse la scatolina che stava nel sacchetto di carta all' amico, che non fece quasi nemmeno in tempo ad estrarre il proprio pacchetto. Sergio, lentamente e con la mano tremante, prese il dono che gli veniva porto, lasciando il proprio sul tavolino.
Si rigirò la scatoletta tra le mani, come a saggiarne il peso. Guardò per un momento Gianfranco negli occhi e, con un sospiro, aprì.
La faccia gli divenne come di pietra e le ossa si irrigidirono. Le mani cominciarono a tremare convulsamente mentre la bocca gli si spalancava in un urlo muto. Via via più grottesco. Gli occhi avevano dimenticato come si facesse a far battere le palpebre. Il volto era sempre più inumano.
Si accasciò.
L' uomo più vecchio vivente del mondo si alzò, raccogliendo il regalo ancora incartato.Lo buttò nel cestino.
Lasciò il proprio bastone appoggiato al tavolo.
Monday, May 19, 2014
Mi sono svegliato già morto
Caduto per terra, mi sono svegliato
che sogno, che strano, mi son domandato
la testa spaccata da un nero vessillo
caduto nel fango che taccio, mi assillo
spaventato mi corro e comincio ad alzarmi
non vedo le ossa al posto di carni
inciampo, malato, caduto nel misfatto
un carro traballante mi ha gettato dal basso
testa evirata e vermi scadenti
dov'è la mia amata? dov'è, miscredenti?
io sogno e barcollo, taccio e non mollo
dov'è la mia lingua, dov'è il mio cervello?
Ma prima di trovare risposta cattiva
putrefatto piede inciampa in pietra, giuliva
ridacchia il sasso nero e smussato
la lapide di una dama, quella che ho amato?
e vedo e leggo, che frase! Che orrore!
Qui giace la dama che m'ha preso il cuore
lo sento pulsare al di sotto del suolo
malato la osservo per ore. Sorvolo.
Non noto la distesa imminente
di corpi amati caduti nel niente
che giacciono, visi sereni, addormentati
mangiati da vermi, cani, morti e malati!
che sogno, che strano, mi son domandato
la testa spaccata da un nero vessillo
caduto nel fango che taccio, mi assillo
spaventato mi corro e comincio ad alzarmi
non vedo le ossa al posto di carni
inciampo, malato, caduto nel misfatto
un carro traballante mi ha gettato dal basso
testa evirata e vermi scadenti
dov'è la mia amata? dov'è, miscredenti?
io sogno e barcollo, taccio e non mollo
dov'è la mia lingua, dov'è il mio cervello?
Ma prima di trovare risposta cattiva
putrefatto piede inciampa in pietra, giuliva
ridacchia il sasso nero e smussato
la lapide di una dama, quella che ho amato?
e vedo e leggo, che frase! Che orrore!
Qui giace la dama che m'ha preso il cuore
lo sento pulsare al di sotto del suolo
malato la osservo per ore. Sorvolo.
Non noto la distesa imminente
di corpi amati caduti nel niente
che giacciono, visi sereni, addormentati
mangiati da vermi, cani, morti e malati!
Sunday, May 4, 2014
Dialogo del signor Se Stesso
"Toc toc".
"Chi è?".
"Mh?".
"Ho detto chi è".
"Chi è chi?".
"Tu! Hai detto toc toc, no?".
"E allora?".
"Beh di solito si bussa, si chiede chi sia, si da una risposta e si fa una battuta stupida..."
"E chi ha bussato?".
"Ma tu!".
"No, io ho detto toc toc".
"E non era l' onomatopeica per indicare il bussare?".
"Aaaah, ora capisco, chiaramente hai percepito il mio toc toc nella maniera a cui sei più abituato, sbagliando tutto il dialogo."
"E quindi il toc toc?".
"Mh?".
"A cosa si riferiva?".
"Ah, ad un bastone".
"Oh, mi scusi".
"Perché adesso mi dai del lei?".
"Beh perché pensavo...".
"Pensavi sbagliato. Credi che solo perché abbia il bastone sia vecchio o con dei problemi? Mi piace solo portarlo!".
"Con lei... te, non ci parlo più".
"Oh, mi sa che ti toccherà farlo invece".
"...".
"Guarda qui".
"Che cos'è?".
"È una fossa".
"Lo vedo anch' io che è una fossa, ma che ha di speciale?".
"È la fossa dei ricordi perduti, sia quelli dimenticati, sia quelli che hai deciso di dimenticare".
"Ma è vuota...".
"Guarda meglio!".
"...".
"Sai qual'è la differenza tra ricordi dimenticati e i ricordi che hai scelto di dimenticare?".
"Sentiamo...".
"Quelli che hai scelto di dimenticare non gli hai dimenticati".
"Chi è?".
"Mh?".
"Ho detto chi è".
"Chi è chi?".
"Tu! Hai detto toc toc, no?".
"E allora?".
"Beh di solito si bussa, si chiede chi sia, si da una risposta e si fa una battuta stupida..."
"E chi ha bussato?".
"Ma tu!".
"No, io ho detto toc toc".
"E non era l' onomatopeica per indicare il bussare?".
"Aaaah, ora capisco, chiaramente hai percepito il mio toc toc nella maniera a cui sei più abituato, sbagliando tutto il dialogo."
"E quindi il toc toc?".
"Mh?".
"A cosa si riferiva?".
"Ah, ad un bastone".
"Oh, mi scusi".
"Perché adesso mi dai del lei?".
"Beh perché pensavo...".
"Pensavi sbagliato. Credi che solo perché abbia il bastone sia vecchio o con dei problemi? Mi piace solo portarlo!".
"Con lei... te, non ci parlo più".
"Oh, mi sa che ti toccherà farlo invece".
"...".
"Guarda qui".
"Che cos'è?".
"È una fossa".
"Lo vedo anch' io che è una fossa, ma che ha di speciale?".
"È la fossa dei ricordi perduti, sia quelli dimenticati, sia quelli che hai deciso di dimenticare".
"Ma è vuota...".
"Guarda meglio!".
"...".
"Sai qual'è la differenza tra ricordi dimenticati e i ricordi che hai scelto di dimenticare?".
"Sentiamo...".
"Quelli che hai scelto di dimenticare non gli hai dimenticati".
* URLA *
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